Intervista

Juan Manuel Cobo, un "Chacho" già innamorato di Fasano e dei fasanesi

09.11.2018

Juan Manuel Cobo. Innanzitutto: come dobbiamo chiamarti? Juan o Manuel?

«Preferisco che mi chiamino Juanma, che è l'unione tra i due nomi. Alcuni mi chiamano Juan, molti qui a Fasano mi chiamano Manuel ma non è un problema».

Tu sei sudamericano e il Sudamerica è terra famosa per i tantissimi soprannomi dati soprattutto ai calciatori. Qual è il soprannome di Juanma in Argentina?

«El Chacho, diminutivo di Muchacho che significa "ragazzo". Perché quando ero ragazzino giocavo mezz'ala destra e in Argentina c'era un giocatore che oggi è l'allenatore del Racing Club che si chiama El Chacho Coudet e che giocava nella mia stessa posizione. Questo è un soprannome che però è rimasto solo in Argentina, non me lo sono portato dietro durante la mia carriera».

Parliamo della tua vita in Argentina.

«Ho iniziato la mia carriera nel club della mia città, l'Instituto De Cordoba, club dove è cresciuto Paulo Dybala e di cui io sono tifoso. Poi ho giocato due anni in serie b spagnola, nell'Elche, e un anno in Grecia di cui ho un bellissimo ricordo. Dopo 3 anni in Europa sono ritornato in Argentina e ho giocato la maggior parte della mia carriera in serie A argentina. Sono stato anche un anno in Cile».

Giocando in serie A argentina avrai inevitabilmente calcato i grandi palcoscenici e i templi del "futbòl" come la Bombonera o El Monumental. Descrivici cosa si prova quando, da Argentino, si entra in campo per affrontare il Boca e il River.

«Per me è stato un sogno, perché ogni bambino Argentino sogna di vivere questi momenti. Ma tutta la gioia sta nella "previa" cioè la settimana di preparazione alla partita. Perché una volta che l'arbitro fischia l'inizio tutto si annulla e si rimane concentrati solo sulla partita. Non puoi pensare ci siano 50mila persona che ti stanno guardando perché poi rischi di perdere la concentrazione e rendere meno in campo. Tutto deve restare nella "cabeza"».

Come avrai notato qui a Fasano si vive di pane e calcio. Hai notato qualche analogia tra i tifosi argentini e i fasanesi e tra il "piccolo" Vito Curlo e La Bombonera?

«Assolutamente sì! E questa cosa mi piace tantissimo! Il calore del popolo fasanese e la passione con cui si vive il calcio qui è molto simile a quello della mia gente! Da quando sono arrivato qua ho giocato in diversi stadi, ma quello che si respira quando giochiamo in casa è diverso! Da quando sono qui non mi manca quello che sentivo in Argentina perché qui c'è tutto quello di cui ho bisogno per sentirmi a casa e per vivere con passione e poi i tifosi non ci hanno mai lasciato soli... neanche in trasferta!».

Qui a Fasano hai avuto modo di trovare una piccola "colonia Argentina": Montaldi, Ganci, Colombatti. Che rapporto hai con loro?

«Un rapporto molto buono, sono persone fantastiche! Da quando sono arrivato Gabi, Facu e Anibal si sono messi subito a disposizione per farmi sentire a casa e non farmi mai mancare nulla. Per me qui tutto è perfetto».

La tua disavventura appena arrivato in Italia è nota a tutti. Prima Isernia, poi Palmese e fortunatamente il lieto fine qui a Fasano. Hai recentemente rilasciato un'intervista a una tv Argentina e ha detto una frase che risuona forte e chiara: "El presidente D'Amico es un hombre de palabra" (il presidente D'Amico è un uomo di parola).

«Esattamente. La cosa più importante per me è essere un uomo di parola. Ho perso 3 mesi fa mio padre a causa di una brutta malattia e una cosa che mi ha sempre detto è stata "non è importante ciò che dici ma ciò che fai e la cosa più importante è che tu sia una brava persona, perché puoi anche essere un bravo calciatore ma la gente ricorda se sei un uomo buono" e il presente D'Amico lo è. Tutto ciò che il presidente D'Amico mi ha detto poi lo ha fatto, non è mai venuto meno a nessun accordo. E di questo non posso che essere molto felice».

Parlando di calcio giocato, qual è il tuo ruolo ideale e come ti trovi con questo modulo?

«Io sono un regista, un centrocampista centrale. Da quando sono arrivato mi sono messo subito a disposizione del mister e mi trovo molto bene. Penso che questo ruolo esalti le mie qualità e il mio modo di fare calcio. Fortunatamente ho un po' di esperienza e posso ricoprire anche altri ruoli del centrocampo. Mi ritengo un calciatore intelligente, la testa nel calcio è tutto».

Domenica si va a Gragnano. Come state preparando la gara dopo la "strana" partita di Taranto?

«Non mi era mai accaduta una cosa simile in carriera. È un peccato perché stavamo bene, eravamo ben messi in campo e con la testa. Il Taranto ha finalizzato l'unica occasione che ha avuto ma noi eravamo tranquilli di andarla a ribaltare. Adesso domenica si va a Gragnano che non deve farci ingannare dalla classifica perché è una squadra molto tosta. In questo girone nessuno ci regala niente e noi siamo padroni del nostro destino. E so che neanche a Gragnano i tifosi ci lasceranno da soli».

In chiusura, dove può arrivare questo Fasano?

«L'obiettivo è la salvezza ma noi siamo consapevoli delle nostre capacità. La squadra è forte e pensiamo partita per partita. Pensiamo a salvarci poi vediamo cosa succede».

Gerry Moio

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