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Storia

Gli albori dell'US Fasano

L'Unione Sportiva Fasano nasce nel 1964[1]. Nonostante Fasano fosse dotata di un campo di calcio sin dal 1933, non vi era ancora una società calcistica in città: infatti era utilizzato solo da formazioni sportive militari.


Nell'immediato dopoguerra, Fasano così come tutta la nazione comincia la propria ricostruzione, dopo un periodo così buio si vuol tornare a divertirsi. Gli amanti del pallone decidono di costituire una società calcistica, così come già fatto dalle cittadine limitrofe. Associazione Sportiva Fasano è il nome dato nel 1949 alla società che adotta il biancoazzurro come colore sociale. Azzurro, come il colore del gonfalone civico, bianco come il faso, il grosso colombo selvatico, simbolo della città[1]. La società svolge attività fino al 1954, quando durante l’ultima partita di campionato di prima divisione, il Fasano disputa lo scontro diretto con la capolista Liberty Bari, che in classifica aveva un solo punto in più dei biancazzurri. Una svista arbitrale durante gli ultimi minuti, permise alla formazione barese di pareggiare, compromettendo così l’esito finale dell’intero campionato. I tifosi fasanesi che già gustano la promozione in 4ª serie, irritatisi, invadono il campo di gioco, alla ricerca dell’arbitro e dell’autore del gol. Tale episodio sancisce la radiazione della società che viene liquidata. L'attività calcistica fasanese diventa così episodica e legata per lo più a tornei amatoriali organizzati da alcuni bar della città. Nel 1964 si costituiscono in città quattro società: l’U.S.Fasano, l’Assi Avanti, il Club Oratorio e l’Inter Club, che si iscrivono alla terza categoria. Nell’estate 1967, avviene ufficialmente la fusione ipotizzata l’anno prima. Viene modificato il logo societario, lo stemma cittadino viene sostituito con lo stemma civico dei primi del secolo, sotto il quale viene aggiunto un pallone e la data 1967 e una fascia nera tra il bianco e l’azzurro in onore dell’Inter club.


Gli anni d'oro

Il campionato di Seconda categoria 1967-68 viene vinto con ben 51 punti perdendo e pareggiando solo tre volte, mentre si vincono tutte le altre partite grazie ai gol di Potenza che ne realizza addirittura 23, Baccaro 14 e Lomartire 5. La promozione in Serie D arrivò invece nel 1972 con la vittoria del la Prima Categoria. Alla fine degli anni '70 diverse vicissitudini societarie si risolvono nel 1977 con l'arrivo alla presidenza di Franco Legrottaglie il quale, per la Serie D 1977-78 allestisce una squadra per ambire alla promozione. La squadra, però delude parecchio, tanto che termina il campionato al sesto posto a pari punti con il Bisceglie, dunque si disputerà uno spareggio per decretare i ripescaggi in Serie C. Quasi un migliaio di fasanesi si mobilitano per raggiungere Potenza, sede scelta per la partita, ma l'esito è negativo (1-0 per il Bisceglie). Sfumato il ripescaggio (che non favorisce nemmeno il Bisceglie), per la stagione successiva Legrottaglie allestisce con mister Giovanni Campari una formazione di giovani promettanti, tra i quali spicca un certo Vito Curlo, il quale l'anno dopo segue Campari al Bisceglie e poi passare al Bari. Qualche tempo dopo, muore in un incidente d'auto. Il Fasano di Campari diverte la gente, ma si arriva solo al quinto posto, stesso copione un anno più tardi nonostante il cambio in panchina con Elia Greco. Si sfiora la promozione in Serie C nel 1980-81, al deludente terzo posto degna di nota è l'esplosione del talento di Alfonso Alampi che segna ben 23 gol. Gli anni successivi sono turbolenti sia dal punto di vista societario che da quello tecnico, numerosi i cambi in panchina e alcune stagioni anonime fino alla promozione sfumata nel 1985-86.


La stagione 1987-88 segna l'ingresso del calcio fasanese in serie C2 dopo un campionato dominato: alla guida di quella squadra c'era Elia Greco insieme agli acquisti Valeriano Prestanti e Claudio De Tommasi trascinati dall'esplosione di Vittorio Insanguine, capocannoniere dell'intera categoria (25 gol). La città intera festeggia in Piazza Ciaia intonando per la prima volta l'inno Fasano vinci per noi[2]. La prima stagione in C2 si rivela deludente nonostante le enormi aspettative della vigilia. Per la stagione successiva, il presidente Nino Di Biase vorrebbe allestire una squadra d'alta classifica ma le casse societarie non lo permettono. Vengono svincolati tutti coloro che aveva deluso nella stagione precedente mentre vengono inseriti in prima squadra, come titolari due giovanissimi fasanesi: Antonio De Lorenzo e Cosimo De Blasio. Torna Elia Greco a guidare la squadra; l'avvio è ottimo e il 19 novembre 1989 riesce a vincere la sua prima trasferta tra i professionisti, (0-2 De Tommasi e Sapio). Dopo alti e bassi e aver sfiorato più volte la zona retrocessione, il Fasano, riesce a salvarsi.


L'era Ghirelli

Nell'estate 1990 arrivano gli immancabili problemi economici, il presidente Di Biase smantella gran parte della rosa, integra tanti giovani locali (Donato Colucci, Mariano Legrottaglie, Gianclaudio Semeraro e Vito Olive) e riunisce una cordata di imprenditori locali per puntare ad un campionato di vertice, ma nonostante le importanti adesioni l'accordo non viene concluso. Fabio Ghirelli prende in mano le redini della situazione diventando presidente insieme a suo fratello e ad altri due soci i quali volarono a Milano per raggruppare una rosa competitiva. La stagione 1990-91 è deludente e nonostante il cambio in panchina non decolla e il Fasano retrocede. Il Campionato Interregionale 1991-92 si allestisce una formazione economica per limitare le spese, guidata dal fasanese Peppino Palmisano. Il quarto posto finale è il trampolino di lancio per la prossima annata. Nel ritiro pre-campionato, mister Arabia lascia la squadra per motivi di famiglia, e viene sostituito immediatamente da Angelo Carrano, già tecnico del Fasano. Qui, nasce l'Invincibile Fasano, la squadra che stravince il campionato 1992-93 con 52 punti, 54 gol e nessuna sconfitta eguagliando il record del Milan di Capello. Mister Carrano che non ha trovato l'accordo economico con la società viene sostituito da Franco Gagliardi. Ad un entusiasmante precampionato segue un campionato povero di emozioni. Nel primo campionato, in cui sono in palio i tre punti per vittoria, e dopo gli innumerevoli pareggi il Fasano riesce a raggiungere la quinta posizione in classifica, il più prestigioso piazzamento ottenuto dal Fasano fino a quel momento. Durante questa stagione, il presidente si dimette dalla carica.


Dopo qualche mese l'impreditore tipografico barese Vittorio Corcelli con la sua cordata acquistano la minoranza delle azioni dell'U.S.Fasano. L'annata seguente allestisce una rosa di giovani provenienti dai migliori settori giovanili d'Italia. La squadra allenata da Delli Santi non raggiunge i risultati e il gioco sperati viene sostituito da Gagliardi col quale, la musica non cambia. La formazione vene rinforzata con nuovi innesti, ma ci vuole l'esperienza di mister Carrano a far salvare una squadra di discreto valore tecnico. Il 1995-96 parte già con problemi societari e di formazione, la rosa è rivoluzionata a novembre e nonostante la salvezza sia ad un passo, si retrocede ancora (sfortunato il play-out contro il Bisceglie). Ghirelli deluso vuol lasciare tutto, mentre tocca a Corcelli iscrivere la squadra nel C.N.D. 1996-97. La squadra è completamente formata dai giocatori che la stagione precedente disputava il Torneo Berretti sotto la guida tecnica di Angelo DeFuoco che gratuitamente porta avanti il progetto ormai allo sbando. La "squadra dei giovani", nonostante le innumerevoli difficoltà riesce a racimolare qualche punto e addirittura riesce a battere in casa, per 2-1, la capolista Nardò. Fabio Ghirelli dopo aver risolto alcune questioni politico-economiche, decide di collaborare ingaggiando due ex bandiere del Fasano: Salvatore Mazzarano e Vittorio Insanguine, che torna al Fasano dopo 9 anni. La squadra cambia volto e risale rapidamente in classifica.


Col profumo di salvezza e del "premio gioventù" col quale vengono assegnati 200 milioni di lire alla squadra con la media d'età più bassa di tutti i gironi della categoria, torna in società Ghirelli, che si riappropria delle quote di Corcelli, e col contributo dello sponsor allestisce una formazione che punti a vincere il campionato. Il torneo però si presenta pieno di insidie, e dopo tre sostituzioni in panchina e vari cambi al vertice tra Fasano, Rotonda Sapri, Potenza e Nardò il campionato viene vinto da quest'ultimo all'ultima giornata. La società biancazzurra non si demoralizza e per la stagione successiva allestisce una formazione che punta al salto di categoria (ad Insanguine viene affiancato Alvaro Zian, i due formeranno una delle coppie d'attacco migliori della stagione sportiva), accompagnata in campo ancora da mister Carrano. A suon di vittorie consecutive sin dalle prime giornate, il Faso fa capire subito chi è la squadra da battere, si vince il torneo con quattro giornate d'anticipo, così come accaduto nelle altre due promozioni in C2. La vittoria viene festeggiata durante la partita con la Silana (3-1), davanti a quasi tre mila persone.


Nel 1999 assieme al presidente Fabio Ghirelli si affianca lo sponsor Emmezeta (che stava aprendo l’ipermercato a Fasano) e la stagione 1999-2000 l'obiettivo è la serie C1. Arrivano nomi altisonanti da categorie superiori (Luca Gentili, Giuseppe Luceri, Stefano Pellegrini e Gianluca Ricci) e alla guida tecnica Gabriele Geretto. Il mister Geretto conduce la squadra fino ai play-off. Negli spareggi il Fasano incontra L’Aquila. La formazione abruzzese spegne subito gli entusiasmi dei tre mila del “Vito Curlo”, infilando un 3-1 alle maglie di casa. Nel ritorno, stesso risultato, col quale si decreta l’eliminazione del Fasano nei primi play-off della sua storia. Nella seconda stagione consecutiva in serie C2, viene riconfermato mister Geretto, ma vengono ridimensionati i programmi. Via i senatori con gli ingaggi più alti, dentro i giovani promettenti. Ed infatti si fa un buon campionato, che conferma la categoria, disputatosi con le maglie della stagione precedente ma con lo sponsor coperto da un nastro nero. Questa stagione verrà ricordata, per un episodio che farà storia. Il Taranto del patron Ermanno Pierioni, in piena lotta per la serie C1, volendo evitare di giocare nella bolgia del “Vito Curlo”, face di tutto per rinviare la partita ad un mercoledì di gennaio. Lo stadio di Fasano, infatti non aveva un settore ospiti e le tifoserie al seguito venivano sistemate con notevoli disagi sulla tribuna lato sud. Per volontà del prefetto la gara si gioca al Fanuzzi di Brindisi davanti a soli 800 tarantini, gli ultras del Fasano decidono di disertare per protesta alla ingiustizia subita, mentre la tribuna era affollata da tarantini, fasanesi e altri appassionati. Il famigerato derby termina 1-1. Durante alcune partite i tifosi organizzano una petizione popolare per chiedere all'allora sindaco Donato De Carolis, l'adeguamento dello stadio alle nuove norme di sicurezza e quindi all'ampliamento. Dopo qualche settimana l'Amministrazione comunale delibera la costruzione della Gradinata sul lato sud ribattezzata Curva Sud[3][4].


Nell'estate 2001 la solita telenovela societaria si risolve con l'iscrizione all'ultimo alla Serie C2 2001-02 il cambio in panchina con Aldo Papagni e la squadra composta da molti giovani non delude e si salva. I problemi veri e propri cominciano a maggio 2002, la nuova amministrazione comunale non sembra intenzionata a supportare il sodalizio calcistico; Nonostante alcune indiscrezioni di stampa che avevano individuato una cordata di imprenditori romani interessati a rilevare il Fasano, il tira e molla va avanti fino al 29 luglio quando scade il termine ultimo per l'iscrizione al campionato e il conseguente il fallimento[5].


Dal fallimento all'AS Fasano Calcio

Nell'estate 2002 viene fondata il Biesse Calcio Fasano (biesse sta per best society): Mimmo Lacirignola della Block-Shaft, da poco trasferitasi a Monopoli, e con Gianni Lepore si riparte dall'Eccellenza. Il nome scelto non piace e presto si passa alla prima storica denominazione, A.S. Fasano Calcio insieme al nuovo logo.


Le prime tre stagioni nella categoria si concludono con buoni piazzamenti e alcune soddisfazioni (clamorosa è la vittoria per 4-1 con il Monopoli destinato a vincere il campionato con 102 punti) ma è solo nella stagione 2005-06 che si sfiora la promozione in serie D: la società punta a salire in Serie D, Lepore vorrebbe fare la fusione con la terza squadra della città il Montalbano viste le dichiarazioni del presidente Franco D'Amico, ma il matrimonio non va in porto. Si conferma mister De Fuoco con scarsi risultati. Nel frattempo al “Vito Curlo” va in scena il primo derby stracittadino della storia della città: Fasano-Montalbano, la città contro un suo quartiere frazionale. Tanta l'euforia e la curiosità per l'evento. Il primo derby (giocava in casa il Montalbano, al “Vito Curlo”) è a vantaggio dei gialloblu per 1-0, mentre il ritorno registra il riscatto biancazzurro per 2-0. I deludenti risultati e soprattutto i punti in più in classifica dei concittadini inducono i dirigenti a rifondare la squadra nel mercato di novembre cominciando dal cambio in panchina con Geretto. Il secondo posto alle spalle della matricola Barletta vale i play-off. Si arriva in finale con i siciliani dell'Acicatena. Il sorteggio sancisce che l'andata si giochi in Puglia, dove il Fasano davanti ad un pubblico numerosissimo non riesce ad andare oltre il 2-1[6]. Il ritorno si trasforma in una sceneggiata: Il campo Nino Bottino di Acicatena non sarebbe omologato (400 posti), e non in grado di ospitare una partita così importante, la società catenota si oppone alla proposta di giocare nel vicinissimo Stadio Tupparello di Acireale. Degli oltre 600 tifosi pronti a partire per la Sicilia, i fortunati ad assieparsi sui tre gradoni del “Nino Bottino” sono poco più di 250 sorvegliatissimi dalla polizia, mentre il resto della città seguiva la radiocronaca di Radio Diaconia. La partita si disputa su un terreno di terra lavica in non perfette condizioni; l'esito finale dà ragione ai padroni di casa (3-0)[7] e conseguenti proteste dei biancazzurri. Il caso venne trattato da numerose emittenti radiotelevisive locali e fu oggetto perfino di interrogazione parlamentare[8].


Nel frattempo in società ci sono fibrillazioni: in questa situazione non vi sono i presupposti per far la domanda di ripescaggio in serie D. Lepore predispone iscrizione e domanda di ripescaggio mentre i tifosi sollecitano l'amministrazione comunale che contatta i dirigenti del Montalbano calcio, in procinto di trasferire il titolo dalla frazione fasanese ad Ostuni (col cambio di denominazione in Atletico Ostuni), per proporre l'acquisizione dell'A.S. Fasano Calcio. La società quindi passa all'imprenditore fasanese Franco D'Amico insieme a Gianluca Cisternino suo vice e direttore sportivo ed altri dirigenti gialloblù si mischiano con quelli vecchi, mentre la Block-Shaft trasferisce la sponsorizzazione dal Montalbano al Fasano, anche lo staff tecnico della frazione si trasferisce a Fasano, il tecnico è Vito Sgobba. Il campionato si conclude al primo posto, promozione in Serie D con due giornate d'anticipo ad Altamura e festa al Vito Curlo nell'ultima giornata contro il Bisceglie (più di quattromila gli spettatori).


Anni di transizione tra Serie D ed Eccellenza (2007-2012)

Nei mesi successivi alla vittoria del torneo la società guidata dal presidente D’Amico si rende conto di non riuscire a fronteggiare senza aiuti economici importanti il nuovo campionato di Serie D, e quando le cose sembrano volgere al peggio il neo-eletto sindaco Lello Di Bari riesce a coinvolgere un gruppo di imprenditori creando così di fatto una nuova società. La guida tecnica è affidata a Giacomo Pettinicchio mentre arrivano Danilo Rufini e Marco Pisano. L'avvio della Serie D 2007-08 è deludente e a novembre la squadra viene rivoluzionata. Quando i play-out sembrano ormai certi mister Pettinicchio viene esonerato e sostituito dall’argentino Hector Ortega, rientra in società nel ruolo di vice-presidente Franco D’Amico. Con la nuova guida in panchina la squadra ne esce finalmente motivata, resta imbattuta sino al termine del campionato e conquista la salvezza diretta con la vittoria di Sapri nell’ultima giornata. Da segnalare alla 31ª giornata il pareggio strappato in extremis contro la capolista Aversa Normanna (poi vincitrice del campionato e dello scudetto di Serie D), agguantata al 95’ da una rete del portiere fasanese Lorenzo Fortunato, giunto in area sugli sviluppi di una punizione dalla trequarti[9].


Con l’arrivo dell’estate si piomba puntualmente nell’ennesima crisi societaria risolta anche in quest’occasione per il rotto della cuffia grazie ad una cordata guidata dall’imprenditore foggiano Annino De Finis, comunque affiancato dall’ex presidente Lello Di Bari. La panchina viene affidata al giovane tecnico Enzo Maiuri. Il campionato 2008-09 parte a singhiozzo ma raggiunge presto le zone alte della classifica sospinti in particolar modo dalle giocate di Antonio Dimatera e dai corner decisamente fruttuosi di Francesco Esposito, autore in occasione dei calci d'angolo di un numero considerevole di assist ed anche di reti dirette. Nel finale la squadra stanca molla e termina la stagione al nono posto in classifica. Terminato il campionato la situazione societaria degenera in poco tempo, gli ultimi estremi tentativi di coinvolgere gli imprenditori locali falliscono e De Finis è costretto a riconsegnare il titolo nelle mani del sindaco Lello Di Bari. Il fallimento sembra più vicino che mai e solo una massiccia campagna abbonamenti (oltre trecento tessere registrate nel giro di dieci giorni tra fine giugno ed i primi giorni di luglio), convince il sindaco ed i soliti pochi imprenditori sempre vicini alla causa a consegnare nelle mani del direttore generale Leo Vinci un budget decisamente ristretto per tentare di salvare la categoria. La squadra viene inizialmente affidata a Francesco Esposito, fino a pochi mesi prima ancora calciatore biancazzurro, poi sostitutito in extremis dal quarto ritorno sulla panchina fasanese di Gabriele Geretto, e viene allestita una rosa giovanissima dai costi ridotti e ricca di fasanesi. L'obiettivo è la salvezza ma il campionato è deludente e si torna in Eccellenza dopo tre stagioni.


Nell'estate 2010, dopo l'ennesima cessione della presidenza al sindaco, giunge a Fasano una cordata di investitori tranesi che fanno capo a Tommaso Carbone. La stagione 2010-11 comincia ma la squadra è ancora un cantiere, intanto a novembre Carbone si dimette e arriva al suo posto Antonio Flora[10], arrivano nomi importanti ma che rendono poco sul campo. Il nono posto è un nulla di fatto. Nel 2011-2012 la situazione viene salvata in extremis da Mariano Legrottaglie dando vita al "Fasano ai fasanesi" formando una squadra composta da giocatori originari esclusivamente del comune e iscrivono la società all'Eccellenza[11]. Si parte bene ma a febbraio la giustizia sportiva infligge una penalizzazione di 4 punti a causa di questioni societarie[12]. Nonostante la vittoria nei play-out ai danni del Virtus Locorotondo, i problemi economici portano la società al fallimento.


Il ritorno dell'US Fasano e l'azionariato popolare

Durante l'estate 2012 viene fondata una nuova società con la nuova denominazione di Unione Sportiva Dilettantistica Città di Fasano si decide di ripartire dal campionato provinciale di Seconda Categoria. Il "Fasano dei fasanesi" di mister Iacovazzi vince il campionato con numeri da record. Il copione si ripete l'anno dopo in Prima Categoria, approdando così in Promozione pugliese, dove ottiene il quinto posto nel 2015, con finale play-off persa contro il Mesagne, e il sesto posto nel 2016, dopo aver giocato ma perso anche la finale di Coppa Puglia contro il Cerignola[13].


A novembre 2016 inizia l'ennesima crisi societaria: la dirigenza in affanno cerca nuovi fondi ma a gennaio la situazione viene risolta da un inedito movimento di piazza[14]. Nasce infatti l'associazione Il Fasano siamo noi, che prende diretto possesso della società e attraverso la via dell'azionariato popolare immette nuova linfa vitale nel progetto[15]. L'associazione individua le persone da inserire nei ruoli tecnici e dirigenziali (Mariano Legrottaglie passa il testimone al ritorno di Franco D'Amico) e con una massiccia adesione di base al progetto riesce a programmare una delle stagioni più vincenti della storia del calcio fasanese.


Il 12 marzo 2017, infatti, il Città di Fasano festeggia con quattro giornate di anticipo il ritorno in Eccellenza[16], dopo soli 4 giorni, il 16 marzo, si aggiudica il primo trofeo della sua storia vincendo la finale di Coppa Italia Puglia di Promozione grazie al successo per 2-1 sull'Omnia Bitonto (doppietta di Leo Serri), di fronte ad almeno 3.000 tifosi provenienti da Fasano.


L'Eccellenza 2017-18 si rivela un campionato molto combattuto fino al 15 aprile 2018, a seguito della vittoria sul campo dell'Avetrana (0-2), il Fasano si aggiudica la promozione in Serie D. Nel frattempo, il 1º febbraio il Fasano centra la sua terza finale di coppa consecutiva; nonostante i quasi 4000 sostenitori presenti, a Monopoli perde 3-1 contro il Trani.


La stagione comincia con una campagna acquisti di alto livello, tra cui spiccano Enis Nadarević, Juan Manuel Cobo, Erminio Rullo e il ritorno di Loris Formuso. Nel frattempo i biancoazzurri partecipano alla Coppa Italia di Serie D ma devono arrendersi al Taranto nei trentaduesimi di finale.


Il Fasano viene inserito nel Girone H e nella partita di debutto ad Ercolano lo 0-2 regala i primi punti concludendo la stagione al settimo posto in classifica. Nella stagione 2019-2020 partecipa nuovamente al campionato di Serie D e partecipa per la prima volta nella sua storia alla Coppa Italia maggiore ma al primo turno viene eliminato dal Südtirol.